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Ma c'è là, vicino, una città nella quale posso rifugiarmi; è piccola e mi salverò; sapete che non è grande; in essa mi salverò la vita.
L'angelo gli rispose: vi concedo ancora questa grazia, per la preghiera che mi fate, di non distruggere la città della quale mi parlate. Affrettatevi e salvatevi perché non potrò far niente finché voi non siate entrati lì. È per ciò che si è dato a questa città il nome di Segor. Il sole si alzava sulla terra, quando Lot entrò a Segor" (1).
Il contesto essenziale che si evince da questo racconto può tradursi così: gli angeli incitavano Lot a lasciare Sodoma, approssimandosi l'ora fissata per il castigo, e Lot, da parte sua, adducendo la sua debolezza, cercava a ritardare quest'ora di espiazione suprema. Fu necessario che un angelo lo prendesse per la mano, costringendolo così a seguirlo, ed allora Lot, volendo ad ogni costo salvare una parte degli abitanti della regione, chiese di rifugiarsi nella cittadina chiamata Segor: la sua preghiera fu ascoltata; ma, disse ancora l'angelo, affrettatevi!
Questa insistenza dell'angelo nel ripetere che l'ora era incombente è riprodotta perfettamente in Ségor - to say (sé), dire, ripetere, - to egg, spingere, eccitare, - hour (haour), ora, adesso.
(1) Genesi 19
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