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cosa sarebbe stata, per essi, l'autorità reale che con tanta insistenza sollecitavano; ma" il popolo si rifiutò di ascoltare queste spiegazioni: No, gli dissero, vogliamo un re che ci governi" (1).
La resistenza di Samuel all'insulto che il popolo indirizzava a Dio con la sua richiesta, la risposta del Signore e l'ostinazione del popolo, dimostrano con evidenza l'esercizio diretto dell'autorità divina sugli Ebrei. Questo governo teocratico è scolpito nel nome di Giosuè, o Iehosuah, come porta il testo ebraico. La prima parte di questo nome è costituita delle lettere, i, he, u, i, comprese in Jehova, e la seconda parte racchiude il verbo to sway (soué), governare, comandare; queste due parti, nella loro unione, producono Iosoué, vale a dire, governo di Jehova.
La lingua ebraico-caldea è incapace di tradurre letteralmente Giosuè. La sola espressione che abbia potuto giustificare la sua interpretazione è iehoscua, salvatore, ma è ancora ben lungi dalla composizione precisa di Giosuè. Perciò la traduzione ebraica di Giosuè con iehoscua, salvatore, ha fatto supporre che il nome di Gesù, salvatore e redentore del genere
(1) I libro dei Re, 8.
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