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futuri e del quale questi, nella loro ingratitudine, hanno dimenticato l'artefice.
Gli antichi avevano costruito in diverse contrade certi monumenti chiamati labirinti, e i più famosi erano quello di Creta attribuito a Dedalo, e quello d'Egitto di cui il sapiente architetto era rimasto sconosciuto. Erodoto fa del labirinto egiziano l'opera di dodici re, mentre Plinio pensa che solo Tithoès debba rivendicarne la gloria. Secondo la descrizione fatta da Erodoto di questo edificio, dodici palazzi erano chiusi in una sola cinta. Centoquindici appartamenti, comprensivi di terrazzi, erano disposti intorno a dodici sale principali, e i corridoi erano strutturati in modo tale che coloro i quali si addentravano nel palazzo erano impossibilitati a ritrovarne l'uscita. C'erano ancora centoquindici appartamenti sotterranei. Era questa costruzione un monumento dedicato al sole, come sembra credere Plinio, o era destinata alla sepoltura dei re? Non era piuttosto questo un capriccio, una fantasia di un abile architetto, di cui gli uomini avevano perso il ricordo? Mesraïm solo può metterci sulla strada giusta e può mostrarci l'uscita da questo labirinto di ipotesi, rivelando che è proprio lui l'autore di questo strano edificio, formato da lunghe file di appartamenti, e dovuto ad una fan-
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