STUDI • MARIANO TOMATIS ANTONIONO

TORNA ALL'INDICE

Analisi completa della Grande Pergamena

INDAGINI SU RENNES-LE-CHATEAU 21 (2008) • 27 GIUGNO 2007

Come venne realizzato il documento noto come Grande Pergamena (download), pubblicato per la prima volta nel 1967 da Gérard de Sède a p.109 del suo libro L’Or de Rennes? E a quali testi si ispirò il suo autore?

Per rispondere a queste due domande è necessario analizzare con cura la sua struttura e i messaggi che vi sono nascosti, ricostruendo nei dettagli il procedimento seguito per crearla.

La Grande Pergamena è costituita da due elementi principali: un lungo testo latino tratto dal Vangelo di Giovanni (cap.12, vv.1-11) nella tradizione Vulgata (1) e tre più brevi messaggi nascosti, rispettivamente di 128, 12 e 8 lettere.

Dei tre messaggi, due (uno cifrato e uno in chiaro) sono stati introdotti - ad intervalli pressoché regolari - all’interno del testo evangelico. Un terzo messaggio di 8 lettere (REX MUNDI) è costituito da lettere scritte con un carattere più piccolo. Il tutto è stato scritto con un carattere pseudo-onciale, che presenta diversi elementi incoerenti con il vero onciale in uso tra il III e l’VIII secolo (2).

I tre messaggi nascosti

Uno dei tre messaggi è costituito dalle parole AD GENESARETH. Letto nel contesto della pergamena, che si chiude con due righe riferite a Maria Maddalena e tratte dall’iscrizione ai piedi dell’altare di Rennes-le-Château, le due parole ("presso Genesareth") fanno riferimento alla Maddalena; ella, infatti, si chiama in questo modo perché originaria di Magdala, cittadina che sorge presso il lago di Genesareth.

Un secondo messaggio è composto dalle parole REX MUNDI: nella tradizione catara, il Rex Mundi era il re del male contrapposto al re del bene, identificato con Dio.

Il terzo e più complesso messaggio, citato per la prima volta in un opuscolo firmato Madeleine Blancasall e depositato presso la Biblioteca Nazionale di Francia il 28 agosto 1965, è stato "costruito" utilizzando 128 lettere ricavate da due fonti:

1) La tavola 22 tratta da Pierres Gravées du Languedoc, libro attribuito ad Eugène Stüblein, citata per la prima volta nello stesso opuscolo Blancasall (3): la chiameremo lapide REDDIS;

2) Un’illustrazione tratta da Elie Tisseyre, "Une excursion à Rennes-le-Château", Bulletin de la Société d’Etudes Scientifique de l’Aude, Vol.17, 1906 (Download) (4): la chiameremo lapide CT GIT.

A sinistra: Tavola 22 tratta da Pierres Gravées du Languedoc, libro attribuito ad Eugène Stüblein. La tavola è apparsa per la prima volta nel 1965 in fondo all'opuscolo firmato Madeleine Blancasall.
A destra: Elie Tisseyre, "Une excursion à Rennes-le-Chateau", Bulletin de la Société d'Etudes Scientifique de l'Aude, Vol.17, 1906.

Della lapide REDDIS sono state utilizzate le due parole PS PRAECUM (9 lettere), mentre della lapide CT GIT sono state utilizzate tutte le lettere disponibili (119 lettere), per un totale di 128 lettere. La scelta del numero complessivo di lettere non è casuale: l’autore desiderava utilizzare una scacchiera per mescolare le lettere, e solo un numero di lettere multiplo di 64 avrebbe offerto tale opportunità. Probabilmente, quando l’autore si è accorto che la lapide CT GIT conteneva soltanto 119 lettere, è stato costretto ad utilizzare un secondo reperto, la lapide REDDIS, per arrivare a 128. Tra l’altro, di quest’ultimo reperto non si ha alcuna conferma che sia mai esistito; mentre la lapide CT GIT venne rilevata da una spedizione di archeologi in visita a Rennes-le-Château, della lapide REDDIS non si parla se non in testi legati alla "caccia al tesoro" e comunque mai prima degli ultimi Anni Cinquanta del XX secolo. E’ più che lecito sospettare che lo stesso autore della pergamena abbia anche realizzato la prima riproduzione nota della lapide REDDIS - quella proposta nel 1965 all’interno dell’opuscolo Blancasall; la necessità di introdurre quel reperto era legata, come si è visto, al fatto di arrivare a 128 lettere.

Le lettere così ricavate sono:

CTGITNOBLEMARIEDENEGREDARLESDAMEDHAUPOULDEBLANCHEFORTAGEEDESOIX
ANTESEPTANSDECEDEELEXVIIJANVIERMDCOLXXXIREQUIESCATINPACEPSPRAECUM

L’autore ha mescolato queste lettere ottenendo questo anagramma:

BERGERE PAS DE TENTATION QUE POUSSIN TENIERS GARDENT LA CLEF PAX DCLXXXI PAR LA CROIX ET CE CHEVAL DE DIEU J’ACHEVE CE DAEMON DE GARDIEN A MIDI POMMES BLEUES

Lo chiameremo messaggio BERGERE.

Naturalmente l’autore avrebbe potuto scegliere moltissime altre combinazioni, ed è di un certo interesse approfondire i motivi che lo spinsero a scegliere "quelle" parole e non altre. In questa sede, però, questo aspetto non verrà approfondito.

A prima vista, comunque, è evidente che la scelta è caduta su idee correlate a Rennes-le-Château e ad uno scenario ricco di connotazione esoteriche. La struttura del testo ottenuto, però, rivela chiaramente che si tratta dell’anagramma di un testo compiuto e precedente. In effetti l’epitaffio sulla lapide CT GIT risale al 1781, ed è una tipica iscrizione funeraria; il messaggio BERGERE, invece, ha tutti i tipici tratti dell’anagramma. Stefano Bartezzaghi definirebbe "raccogliticcia" la frase ottenuta, dal momento che è tutt’altro che idiomatica ed è piuttosto un’accozzaglia di termini accostati l’uno all’altro senza la musicalità tipica delle frasi compiute. In un trattato sull’enigmistica, lo studioso fa questo esempio: anagrammando l’arca di Noè, si ottiene l’ora di cena, che è un magnifico anagramma dal momento che si tratta di una frase scorrevole e idiomatica.

Ma da l’arca di Noè si ottiene anche cani e ladro, che seppur corretta, costituisce un accostamento insolito tipico di un anagramma - e "suona" in maniera molto meno naturale rispetto a l’ora di cena (5).

Il messaggio BERGERE patisce la sua natura di anagramma particolarmente nelle due parole PAX DCLXXXI, che sembrano essere state utilizzate per "smaltire" i molti numeri romani che si trovavano sulla lapide CT GIT.

Paul Saussez si è divertito a proporre altri anagrammi simili, che mescolano idee correlate alla mitologia di Rennes-le-Château, ottenendo:

VOICI LE SECRET DE L’EPITAPHE: JESUS ET MARIE DE MAGDALA DORMAIENT EN PAIX AU TOMBEAU DE RENNES QUE SAUNIERE VIOLA, SION LE FIT CHANGER DE PLACE. PS DDDCCCXXXX

Ecco il segreto dell’epitaffio: Gesù e Maria Maddalena riposavano in pace presso la tomba di Rennes che Saunière violò, Sion li scambiò di posto. P.S. 1840

Naturalmente le lettere "P.S." stanno per Paul Saussez! L’impresa di Saussez intendeva esclusivamente mostrare come fosse possibile creare molteplici anagrammi a partire dalle 128 lettere scelte dall’autore della pergamena.

Scelto il messaggio da nascondere, l’autore decise di scriverlo su due scacchiere seguendo il percorso di un cavallo degli scacchi. Poiché i percorsi di quel tipo sono in numero enorme, ne scelse uno in particolare: il primo tour "ciclico" proposto da Eulero nel 1759 nelle Memoires de l’Academie Royale des Sciences et Belles Lettres (Download) (6).

Eulero, "Solution d'une question curieuse qui ne paroit soumise à aucune analyse"
in Memoires de l'Academie Royale des Sciences et Belles Lettres (1759) 15, Berlin: 1766, p.312.

Un tour ciclico è tale per cui dalla casella finale, contrassegnata con il numero 64 si può tornare con un salto alla numero 1, "chiudendo" così il percorso che diventa ciclico.

Il primo tour ciclico proposto da Eulero

L’autore si concedeva, così, la libertà di scegliere la casella su cui cominciare a scrivere il messaggio. Il fatto di cambiare casella di partenza era una tecnica suggerita dallo stesso Eulero nell’articolo su citato. A p.313 del suo testo leggiamo infatti:

Dopo aver memorizzato un percorso ciclico del genere, sarà possibile risolvere il problema cominciando da una casella qualunque. Per esempio si può partire dalla casella 25 collocandovi il cavallo e facendolo saltare successivamente sulle caselle 26, 27, 28… fino alla 64, da cui si salterà alla casella 1, da cui si proseguirà per la 2, 3, 4, fino ad arrivare alla casella 24: si saranno percorse così tutte le caselle della scacchiera.

Tutto il lungo articolo del matematico è dedicato a ricavare nuovi percorsi a partire da un percorso dato.

Pierre Plantard era ben consapevole della possibilità, suggerita da Eulero, di cambiare la casella di partenza. Secondo Jean-Luc Chaumeil (7), Pierre Plantard presentò una versione slittata del percorso ciclico da utilizzare per decifrare la pergamena durante una conferenza tenuta a Rennes-le-Chateau presso l’Hotel de la Tour di Noel Corbu il 6 giugno 1964.

Lo stesso percorso è stato pubblicato in Norberto, "Le symbolisme de l’echiquer" in Vaincre 3 (septembre 1989), pp.17-19 (download).

Si tratta della scacchiera di sinistra (confrontata con quella di Eulero, a destra):

A sinistra: il percorso riportato da Plantard nel 1964 (in Jean-Luc Chaumeil, Le testament du Prieuré de Sion, p.122)
A destra: il percorso riportato da Eulero nel 1759.
Chi ha ispirato chi?

Il fatto che seguano lo stesso percorso è tutt’altro che ovvio, ma diventa chiaro quando i due percorsi sono tracciati con una linea nera:

Un altro metodo possibile è quello di ruotare la scacchiera; è quello che fece l’autore della pergamena, ruotando di 180 gradi il percorso.

Seguendo il consiglio di Eulero, l’autore scelse una delle caselle (la sesta della terza riga) e percorse il tour giungendo a metà del messaggio:

BERGERE PAS DE TENTATION QUE POUSSIN TENIERS GARDENT LA CLEF PAX DCLXXXI PAR

A destra, il tour di Eulero ruotato di 180°
A sinistra, lo stesso tour seguito dall'autore della pergamena per la prima metà del messaggio.

Per scrivere la seconda metà l’autore riciclò una seconda volta il percorso di Eulero, capovolgendolo lungo l’asse orizzontale e seguendolo per trascrivere le ultime 64 lettere:

LA CROIX ET CE CHEVAL DE DIEU J’ACHEVE CE DAEMON DE GARDIEN A MIDI POMMES BLEUES

A destra, il tour di Eulero ruotato e capovolto lungo l'asse orizzontale.
A sinistra, lo stesso tour seguito dall'autore della pergamena per la seconda metà del messaggio.

Il testo risultante sulla prima e sulla seconda scacchiera costituisce un anagramma del messaggio BERGERE:

XNLSPANNASITTIATEXRRPBTEUCAEENIRXTGEENDELORSIAAOELEFSDQRPEDCUPGX
AIEMUIDOCEJDNMEGMCOCEEPDSHRXAIADHATMOAESEBICELERNEEAIEEDLVEVULDC

L’autore non si accontentò di questo rimescolamento, ma decise di applicare al testo ottenuto due chiavi attraverso una tavola di Vigenère a 25 lettere (vedi qui) (8).

La prima chiave era costituita dallo stesso testo di 128 lettere da cui era partito per creare il messaggio BERGERE. L’autore lo capovolse ottenendo:

MUCEARPSPECAPNITACSEIUQERIXXXLOCDMREIVNAJIIVXELEEDECEDSNATPESETNA
XIOSEDEEGATROFEHCNALBEDLUOPUAHDEMADSELRADERGENEDEIRAMELBONTIGTC

Applicando questa chiave al testo XNLSPANN… l’autore ottenne il nuovo testo:

JRINOHXTJNFSDTQZDTYMGFCZCSCGGBSOSGNZUQODBFIVKUNJZHZCNZXDOJMXBKLIZ
KUXBDZJXXIIUXYBEZABRCKZGLCGEHRZCMSIUURADXDJXGPMJZUHHQZQJGPBLEIZ

Si trattò di una scelta piuttosto bizzarra, in quanto la chiave MUCEARPS… era un anagramma del testo XNLSPANN…

Una seconda chiave meno ovvia fu definita osservando la lapide CI GIT, che nella riproduzione data nell’articolo citato mostrava diversi errori di scritture. Alcune lettere sono più piccole: e, E, E, P; una lettera M è isolata dalle altre, la data di morte riporta una anomala O, la R di ARLES è scorretta in quanto la marchesa proveniva da "Ables" mentre sulla prima riga la T sostituisce la più corretta I. Riordinate opportunamente, le otto lettere formano le due parole MORT, EPEE (morte e spada).

L’autore utilizzò dunque le otto lettere come chiave sul testo JRINOHXT…, ottenendo

VCPSJQROVYMYYDLTPEFRBOXTODJLBKNJFQUEPAJYNPPBFEIELRGHIIRYBTTCVTGDL
UCCVMTEJHPNPGSVQJHGMLFTSVJLZQMTOXANPEMUPHKORPKHVJCMCATLVQXGGNDT

Al centro di questo gruppo di 128 lettere, l’autore inserì il primo messaggio AD GENESARETH, ottenendo così una sequenza finale di 140 lettere:

VCPSJQROVYMYYDLTPEFRBOXTODJLBKNJFQUEPAJYNPPBFEIELRGHIIRYBTTCVTGDADGENE
SARETHLUCCVMTEJHPNPGSVQJHGMLFTSVJLZQMTOXANPEMUPHKORPKHVJCMCATLVQXGGNDT

Il testo evangelico

L’autore cercò un testo evangelico all’interno del quale occultare le 140 lettere, e la sua scelta cadde su un brano (Gv 12, 1-11) che aveva molteplici connessioni con la chiesa di Rennes-le-Château: comparivano, infatti, le figure di Lazzaro, Marta e Maria, tre fratelli che risiedevano a Bethania; in particolare, il testo raccontava della donna che profumava i piedi di Cristo.

Alcune tradizioni identificano Maria Maddalena ("Maria di Magdala") e la Maria di Bethania protagonista di questo brano, e a Rennes-le-Château i riferimenti a Magdala e Bethania sono molti; la chiesa, inoltre, ospita una vetrata che riproduce la risurrezione di Lazzaro e un’altra in cui si vede una donna che lava i piedi di Cristo asciugandoli con i suoi capelli.

Probabilmente l’autore ricavò il brano evangelico da un libro pubblicato la prima volta ad Oxford nel 1889: il Novum Testamentum Latine Secundum Editionem Sancti Hieronymi a cura del vescovo John Wordsworth e del professor Henry Julian White (9).

Avendo personalmente ritrovato una copia del libro, ho potuto confrontare parola per parola il testo proposto dai due traduttori e quello della Grande Pergamena. La sovrapponibilità tra i due è quasi perfetta, con l’eccezione di due parole che nei due testi sono invertite - "odore ungenti" che sulla pergamena diventano "ungenti odore".

John Wordsworth e Henry Julian White (ed.), Novum Testamentum Latine Secundum Editionem
Sancti Hieronymi
, Oxford (I ed. 1889, qui nell'edizione 1950).

Iesus ergo ante sex dies Paschae uenit Bethaniam, ubi fuerat Lazarus mortuus, quem suscitauit Iesus. Fecerunt autem ei caenam ibi : et Martha ministrabat, Lazarus uero unus erat ex discumbentibus cum eo. Maria ergo accepit libram ungenti nardi pistici, pretiosi, et unxit pedes Iesu, et extersit capillis suis pedes eius : et domus impleta est ex odore ungenti. Dicit ergo unus ex discipulis eius, Iudas Scariotis, qui erat eum traditurus : Quare hoc ungentum non ueniit trecentis denariis, et datum est egenis ? Dixit autem hoc, non quia de egenis pertinebat ad eum, sed quia fur erat, et loculos habens, ea quae mittebantur portabat. Dixit ergo Iesus : Sine illam ut in diem sepulturae meae seruet illud. Pauperes enim semper habetis uobiscum : me autem non semper habetis. Cognouit ergo turba multa ex Iudaeis quia illic est : et uenerunt, non propter Iesum tantum, sed ut Lazarum uiderent, quem suscitauit a mortuis. Cogitauerunt autem principes sacerdotum ut et Lazarum interficerent : quia multi propter illum abibant ex Iudaeis, et credebant in Iesum.

Gesù dunque, sei giorni avanti la Pasqua, venne a Betania dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E quindi fecero una cena: Marta serviva, e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui. Allora Maria, presa una libbra di olio odorifero di nardo schietto, di gran prezzo, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò coi suoi capelli; e la casa fu ripiena di un profumo dell’olio. Ma Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto quest’olio per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Diceva così, non perché si curasse dei poveri, ma perché era un ladro, e tenendo la borsa ne portava via quel che vi si metteva dentro. Gesù dunque disse: «Lasciatela stare: ella lo ha serbato per il giorno della mia sepoltura. Poiché i poveri li avete sempre con voi: ma non avrete sempre me». La gran folla dei Giudei seppe dunque che egli era quivi; e vennero non solo a motivo di Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva resuscitato dai morti. Ma i capi sacerdoti deliberarono di far morire anche Lazzaro, perché, per cagione sua, molti dei Giudei andavano e credevano in Gesù.

L’inserimento dei messaggi nel testo evangelico

Il testo del vangelo Wordsworth/White venne trascritto su venti righe:

1. IESUS ERGO ANTE SEX DIES PASCHAE VENIT BETHANIAM UBI

2. FUERAT LAZARUS MORTUUS QUEM SUSCITAVIT IESUS FECERUNT

3. AUTEM EI CAENAM IBI ET MARTHA MINISTRABAT LAZARUS

4. VERO UNUS ERAT EX DISCUMBENTIBUS CUM EO MARIA ERGO ACCEP-

5. IT LIBRAM UNGENTI NARDI PISTICI PRETIOSI ET UNXIT PE-

6. DES IESU ET EXTERSIT CAPILLIS SUIS PEDES EIUS ET DOMUS IM-

7. PLETA EST EX ODORE UNGENTI DICIT ERGO UNUS EX DISCIPUL-

8. IS EIUS IUDAS SCARIOTIS QUI ERAT EUM TRADITURUS QUARE HOC UN-

9. GENTUM NON VENIIT TRECENTIS DENARIIS ET DATUM EST E-

10. GENIS? DIXIT AUTEM HOC NON QUIA DE EGENIS PERTINEBAT

11. AD EUM SED QUIA FUR ERAT ET LOCULOS HABENS EA QUAE MITTEBA-

12. NTUR PORTABAT DIXIT ERGO IESUS SINE ILLAM UT IN DIEM S-

13. EPULTURAE MEAE SERVET ILLUD PAUPERES ENIM SEMPER HA-

14. BETIS VOBISCUM ME AUTEM NON SEMPER HABETIS COGNO-

15. VIT ERGO TURBA MULTA EX IUDAEIS QUIA ILLIC EST ET VENE-

16. RUNT NON PROPTER IESUM TANTUM SED UT LAZARUM VIDER-

17. ENT QUEM SUSCITAVIT A MORTUIS COGITAVERUNT AUTEM P-

18. RINCIPES SACERDOTUM UT ET LAZARUM INTERFICERENT Q-

19. UIA MULTI PROPTER ILLUM ABIBANT EX IUDAEIS ET CRED-

20. EBANT IN IESUM

Durante la copiatura vennero commesse alcune irregolarità: 27 errori, 2 [aggiunte] e 12 omissioni _

1. IESUS ERGO ANTE SEX DIES PASCHAE VENIT BETHANIAM UAI

2. FUERAT LAZARUS MORTUUS QUEM SUSCITAVIT IESUS FECERUNT

3. AUTEM EI CAENAM IBI ET MARTHA MINISTRABAT LAZARUS

4. VERO UNUS ERAT EX DISCUMLENTILUS CUM _ _ MARIA ERGO ACCEP-

5. IT LIBRAM UNGENTI NARDI PISTICI PRETIOSI ET UNXIT PE-

6. DES IERU ET EXTERSIT CAPIIRIS SUIS PEDES ERTT ET DOMES IM-

7. PLETA EST EX UNGENTI ODARE DIXAT ERGO UNUM EX DISCIPUL-

8. IS EIUX IUDDX SCARIOTIS QUI ERAT CUM TRADITURUS QUARE HOC UN-

9. BENTUM NON VENIIT TRECENPIS DENARIIS ET DATUM EST E-

10. GENIS? DIXI_ _UTEM HOC NON QUIA DE EGENIS PERTINEBAT

11. AD EUM SED QUIA FUR ER_T ET LOCULOS HABENS EA QUAE MITTEBA-

12. NTUR POR_ABET DIXIT ERGO IESUS SINE ILLAM UT IX DIEM S-

13. EPULTURAE MEAE SERNET ILLUD PAUPERES ENIM SEMPER HA-

14. BETIS NOB[I]ISCUM ME AUTEM NON SEMPER HABETIS COGNO-

15. VIT ER_O TURBA MULTA EX IUDACIS QUIA ILLIC EST ET VENE-

16. RUNT NON PRO_TER IESUM TANTUM SED UT L_ZARUM VIDER-

17. ENT QUEM SUSC_TAVIT A MORTUIS COGITAVERUNT AUTEM P-

18. RINCIPES SACERDOTUM UT ET LAZARUM INTERFICERENT Q-

19. UIA MULTI PROPTER ILHUM ABIB_NT CX _U[T]DAEIS ET CRCD-

20. EBANT IN IESUM

Il testo venne trascritto a gruppi di sei lettere, commettendo però sette irregolarità (segnalate con l’asterisco *)

1. IESUSE RGOANT ESEXDI ESPASC HAEVEN ITBETH ANIAMU AI...

2. ...FUERA* TLAZAR USMORT UUSQUE MSUSCI TAVITI ESUSFE CERUNT

3. AUTEME ICAENA MIBIET MARTHA MINIST RABATL AZARUS

4. VEROUN USERAT EXDISC UMLENT ILUSCU MMARIA ERGOAC CEP...

5. ...ITL IBRAMU NGENTI NARDIP ISTICI PRETIO SIETUN XITPE...

6. ...D ESIERU ETEXTE RSITCA PIIRIS SUISPE DESERT TETDOM ESIM...

7. ...PL ETAEST EXUNGE NTIODA REDIXA TERGOU NUMEXD ISCIPU L...

8. ...ISEIU XIUDDX SCARIO TISQUI ERATCU MTRADI TURUSQ UAREHO CUN...

9. ...BEN TUMNON VENIITT* RECENP ISDENA RIISETD* ATUMES TE...

10. ...GENI S?DIXI UTEMHO CNONQU IADEEG ENISPE RTINEB AT...

11. ...ADEU MSEDQU IAFURE RTETLO CULOSH ABENSE AQUAEM ITTEBA...

12. ...N* TURPO RABET DIXITE RGOIES USSINE ILLAMU TIXDIE MS...

13. ...EPUL TURAEM EAESER NETILL UDPAUP ERESEN IMSEMP ERHA...

14. ...BE TISNOB IISCUM MEAUTE MNONSE MPERHA BETISC OGNO...

15. ...VI TEROT* URBAMU LTAEXI UDACIS QUIAIL LICEST ETVENE

16. RUNTNO NPROTE RIESUM TANTUM SEDUTL ZARUM* VIDER...

17. ...E NTQUEM SUSCTA VITAMO RTUISC OGITAV ERUNTA UTEMP...

18. ...R INCIPE SSACER DOTUMU TETLAZ ARUMIN TERFIC ERENTQ

19. UIAMUL TIPROP TERILH UMABIB NTCXU* TDAEIS ETCRCD

20. EBANTI NIESUM

Tra i gruppi di sei lettere vennero aggiunte le 140 lettere preparate in precedenza (ma vennero commessi tre errori, sottolineati nel testo sotto). Le lettere da aggiungere sarebbero dovute essere:

VCPSJQROVYMYYDLTPEFRBOXTODJLBKNJFQUEPAJYNPPBFEIELRGHIIRYBTTCVTGDADGENE
SARETHLUCCVMTEJHPNPGSVQJHGMLFTSVJLZQMTOXANPEMUPHKORPKHVJCMCATLVQXGGNDT

8 lettere furono messe in apice, a comporre un terzo messaggio (REX MUNDI).

1. IESUSEVRGOANTCESEXDIPESPASCSHAEVENJITBETHQANIAMURAI

2. FUERAOTLAZARVUSMORTYUUSQUEMMSUSCIYTAVITIYESUSFEDCERUNT

3. LAUTEMETICAENAPMIBIETOMARTHAHMINISTRRABATLBAZARUSO

4. VEROUNXUSERATTEXDISCOUMLENTDILUSCUJMMARIALERGOACBCEP

5. ITLKIBRAMUNNGENTIJNARDIPFISTICIQPRETIOUSIETUNEXITPE

6. DPESIERUAETEXTEJRSITCAYPIIRISNSUISPEPDESERTPTETDOMBESIM

7. PLFETAESTEEXUNGEINTIODAEREDIXALTERGOURNUMEXDGISCIPUHL

8. ISEIUIXIUDDXISCARIORTISQUIYERATCUBMTRADITTURUSQTUAREHOCCUN

9. BENVTUMNONXVENIITTGRECENPDISDENAARIISETDDATUMESGTE

10. GENIES?DIXINUTEMHOECNONQUSIADEEGAENISPERRTINEBEAT

11. ADEUTMSEDQUHIAFURELRTETLOUCULOSHCABENSECAQUAEMVITTEBA

12. NMTURPOTRABETEDIXITEJRGOIESHUSSINEPILLAMUNTIXDIEPMS

13. EPULGTURAEMSEAESERVNETILLQUDPAUPJERESENHIMSEMPGERHA

14. BEMTISNOBLIISCUMFMEAUTETMNONSESMPERHAVBETISCJOGNO

15. VILTEROTZURBAMUQLTAEXIMUDACISTQUIAILOLICESTXETVENE

16. ARUNTNONNPROTEPRIESUMETANTUMMSEDUTLUZARUMPVIDER

17. EHNTQUEMKSUSCTAOVITAMORRTUISCPOGITAVKERUNTAHUTEMP

18. RVINCIPEJSSACERCDOTUMUMTETLAZCARUMINATERFICTERENTQ

19. LUIAMULVTIPROPQTERILHXUMABIBGNTCXUGTDAEISNETCRCD

20. DEBANTITNIESUM

Il testo definitivo fu dunque trascritto senza spaziature e completato da:

- due piccoli simboli che ricordano dei timoni, in alto e in basso;

- una sorta di firma "NOIS" che, se capovolta, si legge SION;

- il testo ricavato dall’iscrizione che si trovava ai piedi dell’altare di Rennes-le-Château prima che qualche vandalo non lo portasse via.

Iscrizione sul bassorilievo ai piedi dell&rsquo

Ecco la pergamena finale:

Gérard de Sède, L'Or de Rennes, Parigi: Julliard, 1967, p.109

Per completare l’analisi della pergamena ho realizzato una trascrizione linea per linea che mette a confronto il testo onciale (linea 1), la trascrizione (linea 2) e il testo del vangelo a cura di Wordsworth e White.

Nella linea 2 le lettere che costituiscono il messaggio di 140 caratteri sono scritte in carattere maiuscolo più alto.

Per una corretta lettura della comparazione, è necessario tener presenti i seguenti punti:

1) Sulla pergamena, i caratteri I e T e i caratteri V e U sono, per grafia, praticamente indistinguibili; in fase di trascrizione è sempre stata data la precedenza alla lettera presente sul vangelo di Wordsworth e White tranne che nel caso della U, trascritta come V dove il senso è chiaro;

2) Qualche volta, anche i caratteri C ed E sono intercambiabili: a differenza degli altri casi, in questo caso è stata indicata una discrepanza;

3) Quando due lettere erano discrepanti sulla pergamena e sul vangelo latino, in entrambe le trascrizioni sono state indicate con un carattere sottolineato, in modo da poterle individuare e confrontare più facilmente;

4) Alcuni caratteri sulla pergamena sono scritti con un carattere molto più piccolo: nella trascrizione sono stati indicati in apice. Letti uno dopo l’altro, formano le parole REX MUNDI (righe 2, 3, 4, 16, 17, 19, 20);

5) Due volte la pergamena inserisce lettere assenti nel testo evangelico originale: in questo caso, le lettere in più compaiono tra parentesi quadre nella prima trascrizione (righe 14 e 19);

6) Diverse volte la pergamena inserisce lettere assenti nel testo evangelico: in questo caso, le lettere tralasciata compaiono tra parentesi quadre nella seconda trascrizione (ad esempio nella riga 4 dove le lettere EO non sono riportate sulla pergamena).

Una nota finale: l’autore della pergamena ha commesso diversi errori nel realizzarla, ma il più grave è certamente stato quello di trascrivere male i 140 caratteri che costituiscono il messaggio da decifrare; tre di essi, infatti, sono sbagliati (due lettere EF sono diventate OH e una lettera T è diventata X).

Una volta commessi i tre errori, la decifrazione delle 140 lettere porta ad un messaggio che, a sua volta, contiene tre errori:

BERGETE PAS DE TENTATION QUE POUSSIN TENIERS GARDENT LA CLEF SAX DCLXHXI PAR LA CROIX ET CE CHEVAL DE DIEU J’ACHEVE CE DAEMON DE GARDIEN A MIDI POMMES BLEUES

E’ quello appena riportato il messaggio davvero rinvenibile all’interno della Grande Pergamena. E’ interessante notare, però, che sin dal 1965 il messaggio viene sempre riportato con le tre correzioni (BERGERE, PAX e DCLXXXI), nonostante la pergamena a rigore riporti un messaggio che contiene le tre parole "corrotte" (BERGETE, SAX e DCLXHXI). La lettura corretta è del tutto arbitraria, e basata solo su un’interpretazione "a senso" del messaggio che si ottiene, ma non è giustificata da alcun altro elemento presente sulla pergamena. (10)

1.La traduzione Vulgata venne realizzata all’inizio del V secolo da San Girolamo. Il nome è dovuto alla dicitura LATINA VULGATA EDITIO, ovvero "edizione per il popolo", che richiama sia l’ampia diffusione che ottenne, sia lo stile non eccessivamente raffinato e retorico, alla portata del "volgo".

2.Ad esempio l’uso di un punto interrogativo alla riga 10. Il tipo di scrittura è stato approfondito in Ferdinando Ferraioli, "Indagine paleografica sulle due pergamene" in Indagini su Rennes-le-Château 14 (2007) pp.694-698.

3.Mariano Tomatis Antoniono, "Le fonti di Pierre Gravées du Languedoc - Storia e controstoria di un intricato falso" in Indagini su Rennes-le-Château 20 (2008), pp.982-994.

4.Marco Cipriani e Mariano Tomatis Antoniono, "La stele tombale di Marie de Nègre d’Ables - Approfondimento storico documentale" in Indagini su Rennes-le-Château 6 (2006) pp.293-303.

5.Stefano Bartezzaghi, Lezioni di enigmistica, Torino: Einaudi, 2001, p.119.

6.Eulero, "Solution d’une question curieuse qui ne paroit soumise à aucune analyse" in Memoires de l’Academie Royale des Sciences et Belles Lettres (1759) 15, Berlin: 1766, p.312. Presentata nel 1759, la dissertazione non verrà pubblicata a stampa se non 7 anni più tardi.

7.Jean-Luc Chaumeil, Le testament du Prieuré de Sion, pp.115-122.

8.La tavola di Vigenère utilizzata è riportata in Mariano Tomatis Antoniono, "La decifrazione proposta in L’alibi d’O (1971) - Note esplicative del procedimento di decodifica della Grande Pergamena" in Indagini su Rennes-le-Château 12 (2007), p.602.

9.L'ipotesi è stata avanzata la prima volta in Bill Putnam e John Edwin Wood, Il tesoro scomparso di Rennes-le-Chateau, Roma, Newton & Compton, 2004, p.247.

10.L'autore ringrazia Marco Cipriani per l'attenta revisione del testo.

© 2016 Mariano Tomatis Antoniono