I segreti di Leonardo in una lapide della Banca di Romagna

Giovedì 27 gennaio 2011 by Mariano Tomatis

renneslechateau.it ringrazia "Audere" per aver condiviso con noi questo articolo di Francesco Donati, uscito sul Corriere di Romagna:

FAENZA. Passa anche da Faenza il percorso di inquietanti misteri che portano a Rennes-le-Chateau in Francia, dove un'antica e dibattuta storia, tra realtà, leggenda e fantasia, risalente alle origini del cristianesimo, colloca i sacri resti di Gesù.

Della vicenda si è occupata, in più puntate, la trasmissione televisiva Voyager, ma senza essere ancora a conoscenza dell'enigmatica "Lapide di Faenza" e del rebus contenuto nientemeno che nella Pala Bertoni. La chiave di lettura è un antico codice, lo stesso di cui si serviva Leonardo Da Vinci. E se si utilizza lo stesso metodo, qualcosa di "sconvolgente" emerge anche dalla decifrazione di uno scritto in un particolare del prezioso dipinto.

Dopo la scoperta di uno schizzo su un taccuino, che per alcuni ricercatori non è altro che il primo progetto della cattedrale eseguito dal geniale artista toscano, si aggiungono dunque altri tasselli ai misteri di Leonardo in Romagna.

Il codice Da Vinci

Fra gli enigmi dell'eclettico Leonardo quello che annovera sicuramente più osservatori è contenuto nelle misteriose lettere che compaiono nell'Ultima Cena. Ebbene: «Quelle incomprensibili sigle - afferma Schonwald - hanno un doppio intendimento: testimoniare l'appartenenza iniziatica dell'autore e tramandare la memoria di un controverso documento conosciuto solo da una stretta cerchia di persone prescelte, tra le quali fu anche Dante». Una sorta di organizzazione esoterica, insomma, che aveva il compito di trasmettere ai posteri nel tempo, il segreto di Rennes-le-Chateau, ovvero che "la bianca falesia ad arco sul monte Besu (oggi Bezu) costituirebbe la lapide sotto la quale si trovano le spoglie mortali di Gesù Cristo". L'applicazione del codice permette infatti una seconda lettura possibile in varie epigrafi, in raffigurazioni iconografiche, manoscritti dal II secolo fino ai giorni nostri. Una seconda lettura, come nel caso di quest'ultima scoperta, che rimanda sempre al paesino francese.

La lapide di Faenza

«Secondo il codice segnalato da Leonardo - sostiene il ricercatore - si tracciano delle linee rette a formare delle "M" o delle "W" rovesciate, in altri casi delle "X" o doppie "X" oppure delle "N", ma ciò che ne risulta è sempre sbalorditivo». Nell'epigrafe in questione, del 1600 - ma riferita alla fondazione della Banca nel 1491 - si delinea sull'algoritmo la frase: "Su Besuo Rennes Cis Cristi Celi Arco Ne Monti". Che starebbe per: "Sul monte Bezu a Rennes la chiesa di Cristo cela l'arco nei monti".


A far sì che l'attenzione fosse catturata "da chi doveva capire", e ad indicare la presenza di frasi nascoste compaiono "segnacoli" costituiti da evidenti anomalie testuali. Ma c'è di più: «Le parole trovate - spiega Schonwald - sono le medesime segnalate da Da Vinci, sempre le stesse esistenti sulla lapide del 1781 della Marchesa d'Hautpoul, nobildonna di Rennes, e simili a quelle rinvenute su una pietra tombale sotto l'altare della chiesa del paesino dall'Abate Sauniere sul finire dell'Ottocento». Nei casi presi in esame le parole più frequenti sono: "Besu, Rennes o Redae (antico nome), arco, urna, arco, Maddalena, Jesus, Iesis, Ossa".

La Pala Bertoni

Schonwald sta completando gli studi e la frase intera non la rivela ancora ma la parola "Besu" la si può individuare criptata nel termine "Verbum" che appare proprio sopra la penna utilizzata da San Giovanni intento a scrivere su un libro.


La pala Bertoni

Leggenda metropolitana o sconvolgente verità? Con le scoperte faentine sembrano diventare ancora più intriganti sia la presenza di Leonardo a Faenza sia il mistero di Rennes-la-Chateau. Perché un codice cifrato fu svelato soltanto a pochi adepti, ultimi custodi di un segreto da tramandare? Perché Leonardo, come altri personaggi famosi, si sono prestati dando il loro fattivo contributo a consegnare tali messaggi ai posteri? La risposta non c'è ancora.(1)

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(1) Francesco Donati, "I segreti di Leonardo in una lapide della Banca di Romagna", Corriere di Romagna, 27.01.2011, p.11.

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