Venerdì, 24 Novembre 2017    
Rome-le-Chateâu



2. Un errore sulla Santa Croce

Ogni anno la Basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme, eretta per volere di Costantino sul Sessorium (la sua residenza romana), è meta di migliaia di pellegrini. Si narra che l'Imperatore fece costruire questa chiesa unicamente per custodirvi tutte le reliquie che sua madre, Sant'Elena, aveva raccolto durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa.



La facciata settecentesca di S.Croce in Gerusalemme

Dell'assetto originale è, chiaramente, rimasto poco e nulla. La chiesa subì numerosi interventi l'ultimo dei quali nel 1743, sotto Benedetto XIV, ad opera del Gregorini e del Passalacqua, ai quale si deve anche il disegno rococò della facciata.



La salita della Via Crucis (a sinistra) e la VI Stazione della Via Crucis (a destra)

La bellissima Via Crucis in bronzo, all'interno della chiesa, si trova addossata alle due pareti di una sala che si attraversa salendo una scalinata, rappresentante l'ascesa al Calvario. Alla base della scala troviamo il braccio trasversale della croce di San Disma, il buon ladrone.



La teca reliquiaria

Questo “corridoio” si apre infine in un ambiente luminoso, il Sacellum Reliquiarium, la Cappella delle Reliquie dove sono conservate, tra l'altro, la terra del Golgota, due spine della corona, tre pezzi del legno della Santa Croce, uno dei tre chiodi ed infine una parte del "Titulus Crucis", il famoso INRI sulla Croce di Gesù.

La reliquia è una tavoletta di circa 15x25 cm in legno di noce



Due immagini della reliquia

Intorno a questo rettangolo, ben visibile nella foto, fu "ricostruita" (verso la fine del 1400, sotto Papa Alessandro VI, Rodrigo Borgia) l’intera scritta che, come si può ben vedere, va da destra a sinistra non solo per l’ebraico, ma anche per il greco e il latino.



La ricostruzione del "Titulus Crucis"

Per il giornalista tedesco Hesemann, autore di un recente libro sull'argomento, questa anomalia sarebbe una manifestazione di derisione e disprezzo dei romani nei confronti degli ebrei.

E' nelle tre lingue più usate in quel tempo che fu trascritto il "dispositivo della sentenza" emessa da Pilato: "Viene condannato GESU' il NAZARENO perché proclamatosi RE dei GIUDEI".

YESHUA HANNATSERI MELEK HAYYEUDIM
IESUS NAZARENUS BASILEUS IUDEON
IESUS NAZARENUS REX IUDEORUM



Una vetrata e il particolare dell'Angelo dell'INRI

Non interessa in questa sede stabilire se si tratti di una "vera" reliquia o di uno dei tanti falsi che giravano nel medioevo (Baudolino docet); a noi serve soltanto per stabilire un legame con uno degli innumerevoli elementi del mistero di Rennes le Chateau. La traccia ce la fornisce il "Serpente Rosso".



Un “Serpente Rosso” tratto dalla "Vraie Langue celtique" di Boudet

"Le Serpent Rouge" è un documento ben noto agli appassionati del tema. Fu fatto pubblicare il 17 Gennaio 1967 e contiene numerosi "indizi" che rimandano anche all'enigma di Rennes. I tre presunti autori del libretto, Feugere, Saint Maxent e de Koker furono trovati morti a distanza di pochi giorni dalla pubblicazione, in circostanze poco chiare. Come non ripensare al "Pendolo di Focault"?

Ho detto "presunti" autori proprio perché non è possibile stabilire con precisione se siano stati davvero loro a scrivere il testo. Come qualcun altro ha già evidenziato, basta prendere un giornale, annotare due o tre morti “sospette”, poi portare l’opuscolo alla Bibliothèque National, attribuire la sua “paternità” agli sfortunati e farlo registrare con data (meglio se "suggestiva", come il 17 gennaio) anteriore a quella del loro decesso ; un bibliotecario o un archivista accondiscendente è più che sufficiente alla buona riuscita dell’operazione. Tutto questo discorso non inficia comunque il fatto che possano essere stati davvero Feugere & Co. gli autori del libretto.



Le tre immagini sul frontespizio del "Serpent Rouge"

Per quanto riguarda il Serpente Rosso, il nucleo dell'opera è l'Avant-Propos, un gradevole poemetto composto di 13 paragrafi, che segue un andamento “zodiacale” (uno per ogni segno, più quello relativo ad OFIUCO - il Serpentario - inserito fra lo Scorpione ed il Sagittario). Questa parte comprende solo 5 delle 13 pagine del documento : nelle altre vi sono disegnate le immagini della Chiesa di Saint-Germain de Pres, delle lapidi tombali dei re merovingi nella cripta della chiesa, dello "Gnomon Astronomique" (una pubblicazione del 1861) , di alcune genealogie merovingie, delle cartine geopolitiche relative alla Gallia del 511 e del 632 circa, della zona di Saint-Germain de Pres nel 1615 (con l'indicazione del meridiano di Parigi) e finalmente, della Chiesa di S. Sulpice e della sua la pianta ( con il Praecum, il P-S ed il meridiano di Parigi).



La piantina di Saint Sulpice (a sinistra) e lo gnomone nel transetto (a destra)

A pagina 11 del Serpent Rouge (quella relativa allo Gnomone che, all'interno della chiesa, proprio nel transetto centrale, segnala il passaggio del meridiano di Parigi) troviamo anche una breve disquisizione su Emile Signol, che dipinse le quattro grandi tele sulle pareti laterali del transetto.



La N rovesciata di Signol

In effetti, nel firmare due delle sue opere, "La Resurrezione" ed il "Tradimento di Giuda", l'artista ha stranamente utilizzato la "N inversé".



le firme di Signol sui quadri

Non solo... oggettivamente la N rovesciata appare anche nella terza tela, "La Crocifissione", anche se inserita elegantemente in un contesto più naturale.



"La morte di Cristo" di E. Signol

E' qui che, finalmente, troviamo il collegamento con la nostra "pista" romana.

Le N rovesciate sono presenti in abbondanza nel Titulus Crucis della grande tela. Quel Titulus che è identico alla nostra reliquia appena descritta. Sta di fatto che Emil Signol, che a Roma ricevette un prestigioso premio accademico nel 1830, l’ha certamente presa a modello e utilizzata per la "Crocifissione" che egli dipinse nel transetto centrale di Saint Sulpice.

E' straordinario come sia stato maniacalmente accurato nel copiarla: si notino le due "Z" del NAZARENUS , normale quella della frase greca, capovolta quella della latina, identiche in entrambe le versioni... Signol non vuole dipingere UN, ma QUEL, Titulus Crucis!

La curiosità è che, nonostante la sua "precisione", Signol commette delle piccole ma significative inesattezze : gioca con la disposizione delle spaziature, scrive NAZARINUS per NAZARENUS e la "I" coincide con il "rho" greco (scritta come "P" in latino), poi sposta la "X" di REX sotto il "sigma" greco (la "S" latina) di BASILEUS, ed altre piccole anomalie.

Ancora una volta il "PS".

Che Signol abbia voluto lasciare l'alone (sull'oggetto in assoluto più sacro, più degno di devozione, sul simbolo stesso del cristianesimo) dell'inquietante Priorato di Sion? Ipotesi suggestiva ma non dimostrabile, come non è dimostrabile la volontarietà delle altre "geometrie" che pure emergono da un'analisi superficiale del testo. Eppure sento a fiuto che questa “traccia” nasconde, come la lapide del precedente capitolo, qualcosa di più; ma quella era roba per diplomatici, mentre questa è “SoliS SacerdotibuS”. E mentre del “modo” dei primi conosco qualcosa, di quello dei secondi ho solo una pallida idea.

Mah... l’unico altro posto dove ho visto insieme N e Z capovolte è in un'incisione del Piranesi, “I Trofei di Ottaviano Augusto innalzati per la vittoria ad Actium”.



I trofei di Augusto disegnati dal Piranesi

Pur non avendolo conosciuto di persona, sono persuaso che Il Piranesi sapesse scrivere benissimo.... ho ammirato molte altre sue incisioni, cronologicamente anteriori e posteriori a questa del 1753: non ne ho trovato nessuna che riporti la stessa anomalia... ma questo è già argomento per un altro capitolo.

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