Martedì, 11 Dicembre 2018    
Rome-le-Chateâu



7. Ma è davvero "Terribile" questo luogo?

Eccoci infine giunti all'ultima tappa del nostro giro. In questo capitolo parlerò un pò meno di cose romane e un pò più di cose italiane. La bellezza e la storia del nostro Paese, a prescindere da qualsiasi chauvinisme nazionalistico, non teme né rivali né confronti. La sua condizione geografica di ponte fra i quattro angoli del Mediterraneo, la sua condizione storica che l'ha veduta terra di passaggio e di conquista, ha significato per l'Italia dolore, ma anche delizia. La ridondanza delle sue vestigia la rendono un unico, enorme museo a cielo aperto che incastona splendidi gioielli, molti dei quali quasi sconosciuti. Ma passiamo al tema.

Nei giardini del presbiterio a Rennes, c'è una lastra marmorea con sopra incisa un'invocazione alla Madonna: "O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che siamo ricorsi a Voi". Tanto per non fare eccezione alla regola che stabilisce una qualche "stranezza" per ognuno degli elementi visibili lì intorno, la "A" del nome della Vergine è stata incisa come un monogramma " MA", con le due lettere intrecciate fra loro.



Foto e particolare della lastra marmorea nei giardini del presbiterio di Rennes

Quel simbolo non è raro; lo si trova spesso nelle chiese e mi è capitato di vederlo anche in luoghi non prettamente religiosi.



A sinistra, il "MA" sul muro di un'abitazione privata a Manduria (Ta).
A destra, il MA su uno stemma nobiliare a Mele (Sv)

Qualche giorno fa, mentre osservavamo le due lettere “ MA” che si trovano dipinte nella prima cappella a destra della chiesa di Santa Barbara ai Librai nei dintorni di Campo dé Fiori, un’amica mi faceva notare come quel simbolo fosse stato “costruito” in seguito all’esigenza massonica di trasformare la Stella di Davide.



Tre esempi di MA. Il primo a sinistra è quello di S. Barbara dei Librai.

Abbiamo già accennato alla simbologia dell’Esalpha, "sicut in coelo et in terra": il potere divino, spirituale, religioso discende dal cielo per illuminare la terra (questo è il triangolo con il vertice in basso) mentre il potere temporale, sovrano e politico pone le sue basi sulla terra e tende ad innalzarsi verso il cielo (questo è il triangolo col vertice in alto). Il Re Sacerdote, la Guida terrena e spirituale, il Sovrano Pontefice fonde armonicamente in sé entrambi i poteri.

Ora, le Basi orizzontali dei due triangoli che compongono il Sigillo di Salomone “ruotano” lateralmente fino ad assumere una posizione verticale ai bordi opposti della figura rimanente. La simbologia dei triangoli rimane inalterata, ma la nuova composizione vuole indicare che questo connubio di poteri in un solo Uomo, deve avvenire nel Tempio, al riparo delle due colonne, l’Apprendista ed il Compagno d’Arte (in cui le basi dei triangoli si sono ora trasformate). Quelle due colonne, Jachin e Boaz (innominabili per il libero muratore come lo è il nome di Javhè per l’ebreo) determinano l’unico “Luogo” legittimo dove è possibile questa sublime e duplice osmosi.

La figura che si forma appare adesso come una “M” ed una “A” sovrapposte. Si forma così un acronimo o, meglio, un monogramma. Questa particolarità, che la fa somigliare a due iniziali, permette quindi di esporla “impunemente” non solo in luoghi laici ma anche in Chiese Cattoliche, vicino ad alcune rappresentazioni di Maria : Madonna Annunziata, Madonna Addolorata, Madonna Assunta, per non parlare del più classico Ave Maria. In questa maniera il prelato o il notabile che commissiona l’opera trova il modo di “mascherare ” ai più (ma svelare ai confratelli) la sua affiliazione MAssonica.



A sinistra, il MA a S. Maria della Minerva a Roma.
A destra, il MA nel Gesù Nuovo a Napoli

Questo simbolo, dall'estetica così gradevole, venne in seguito utilizzato anche da persone che nulla avevano a che fare con le Antiche Fratellanze, ma credevano che esso fosse "naturalmente" associato all'immagine della Vergine. Oggi, nel vedere uno di questi monogrammi, è difficile stabilire quando debba essere caricato di significanze esoteriche o quando invece sia un decorativo frutto del caso: per attribuirgli il giusto peso l'unica "controprova" è ricercare la presenza di altri "segni indicatori" nei suoi dintorni.



La Collegiata di Anguillara (RM) sorge su un antico tempio romano dedicato a Cibele.

Prima di introdurre il discorso del "luogo terribile" si rende necessaria una piccola divagazione. Ogni religione ha i suoi demoni. Queste entità possono essere specifiche di quella religione o più semplicemente sono le divinità dei popoli sottomessi. L'invasore, nel piegare il vinto, offre al proprio dio gli dèi di quest'ultimo, relegandoli in una condizione di infima e maledetta "schiavitù". Quando, per ragioni politiche o sociali, tale estrema umiliazione non è reputata opportuna o conveniente, con un'operazione detta Sincretismo si "assorbe" l'altra divinità o la si rende "compatibile" con la propria.

I Romani erano maestri in questo, ma anche i primi missionari cristiani non scherzavano. Ai popoli nordici che veneravano la Madre Partoriente raccontavano che, nella loro purezza spirituale, stavano "prefigurando" l'adorazione della Madonna. Scelto per le sue vibrazioni, quel luogo, già sacro per i primi, lo diveniva anche per i secondi e, edificatovi un altare di culto, tutto finiva a "tarallucci e vino". La Grande Nutrice diventava una Imago Virginis (il più delle volte dipinta da San Luca), magari con il volto bruno, a significare il legame con la terra e le sue correnti telluriche.

Così gli antichi siti di culto legati alla Dea Terra, che è la Grande Madre, che è Ea, che è Cibele, che è Gea, che è Demetra, ma anche quelli collegati alla Dea Luna, che è Iside, che è Ishtar, che è Lilith, che è Selene, che è Athena, che è Ecate, che è Diana e via dicendo, furono sostituiti o adattati alle esigenze del nuovo cristianesimo paolino. Il cospicuo numero di luoghi sacri dedicati alle Vergini Nere ( non li elenco ma solo in Italia sono più di trenta; in Francia superano il centinaio) è quasi sempre riconducibile a questa logica.

Laddove poi non fosse stato possibile (questo succedeva più spesso con le divinità maschili che con quelle femminili) "inglobare" un dio venerato in un dato luogo, non c'era problema: la chiesa sorgeva ugualmente, stavolta a sigillare definitivamente nell'oscurità plutonica degli inferi il "satana" vinto. Generalmente è San Michele, con la sua spada fiammeggiante, che si occupa di tale incombenza: il suo "far precipitare" demoniache figure antropomorfe o orribili draghi è sempre legato alla stessa storia... è il nuovo inquilino che sfratta il precedente.

La Vergine che si innalza sulla falce lunare (crescente o calante varia il significato) e schiaccia la testa al Serpente, i dragoni e i basilischi infilzati come spiedini e lo stesso Asmodeo vinto e incatenato, prima da Salomone poi dal sublime Arcangelo, ci ripropongono lo stesso tema: la vittoria sul Male che si conclude con il "capovolgimento" degli Antichi ed Altri Dèi.



Cinque "famose" immagini di Asmodeo: in origine era il demone dell'ira e della lussuria. Solo nella demonologia medioevale si specializza nelle scienze matematiche e inizia a localizzare e custodire i tesori.



Asmodeo schiacciato dall'acquasantiera nella Basilica di San Paolo a Roma

Sulla chiave d'arco della chiesa di Rennes è scolpita la fatidica frase: “Terribilis Est Locus Iste”, la cui continuazione è “...Non Est Hic Aliud Nisi Domus Dei Et Porta Caeli...” (Genesi 28,17).



La frase sulla chiave d'arco di Rennes-le-Chateau

Giacobbe parte per Haran da Betsabea. Quando è stanco si ferma, usa una pietra come cuscino e si addormenta. Fa un sogno allucinante di una scala trafficata da Angeli e subisce un lungo monologo del Signore, il quale gli assicura protezione e potenza. Impressionato e tremante si sveglia e pronuncia la fatidica frase: “Questo è un Luogo Terribile! Qui altro non è se non la Casa di Dio e la Porta del Cielo!”. Unge la pietra che gli era servita da cuscino e la utilizza per farne un cippo a ricordo della visione. Accortamente cambia nome al luogo, da Luz a Betel e promette che, a contropartita del divino benvolere, quell' altare diventerà la Casa di Dio: Beth-El, appunto.



Esempio di notazione neumatica in un canto gregoriano.

Dopo averci pensato a lungo, sono giunto alla conclusione più elementare, esemplare nella sua banalità : quella frase vuole indicare né più né meno quello che il racconto biblico ci dice : la chiesa, il santuario, la cappella, il giardino che reca quella frase, sorge a protezione di una pietra, un cippo, un altare, una dalle, una lapide che, per un certo motivo, deve essere considerata “trascendente”, “degna di essere venerata”. In ogni chiesa consacrata l'altare è sacro, quindi NON ci si riferisce a questo.



A sinistra, S.Maria della Pietà a Bibbona (Livorno)
A destra, il "Terribilis" in una Cappella privata dedicata alla Maddalena

Come una scala percorribile in due direzioni, l’Edificio sorge talvolta a protezione, come uno scudo, perché tale “porta” non venga violata dall’esterno ; altre volte funge da sigillo, da "peso", perché non possa “liberarsi” quello che dietro di essa si cela, si annida. Che poi questo “cuore” del luogo funga anche da passaggio (da “scala”) per diverse dimensioni della conoscenza... questo è un altro discorso; già sarebbe tanto “localizzare” la porta.



A sinistra, la lastra della Madonna della Civita a Itri (LT).
A destra, la Chiesa di S. Michele Arcangelo a Patù (LE)

Scolpita sulla facciata o all'interno di qualche chiesa, nella sua interezza o limitata alle prime quattro parole oppure accorciata di qualche termine o ancora abbreviata con l'uso di punteggiature o alterata in qualche lemma o, infine, ridotta a due/tre elementi del medesimo versetto, questa frase è meno rara di quello che si possa pensare. La troviamo praticamente in tutte le regioni d'Italia: nel Santuario della Madonna di Loreto (AN), nel Santuario di S. Michele al Gargano (FG), sull'Abbazia di Santo Spirito Majella a Roccamorice (PE), a S. Maria della Pietà a Bibbona (LI), a S. Angelo a Nilo (NA), a S. Lucia del Rusta a Cinto Euganeo (PD), nella Chiesa di S. Michele Arcangelo a Patù (LE), nella Chiesa Vecchia di Pozzilli (IS), nel Santuario della Madonna della Civita a Itri (LT), in S. Maria del Soccorso a Prato, in S. Bartolomeo Monte Oliveto (SI), ai SS. Margherita e Stefano a Baccano (SP), in S. Domenico a Gravina in Puglia (Ba), in S. Giovanni di Fossola a Carrara (MS), in S. Andrea di Mioglia (SV), in S. Martino Vescovo a Graffignano (VT) e in chissà quante altre Chiese aperte ai fedeli e Cappelle private.

Prenderò ad esempio i primi tre luoghi sacri che ho elencato a suffragio la mia ipotesi.



L'atrio della Sagrestia della Madonna di Loreto: a sinistra il "Terribilis", a destra "l'Arca dell'Alleanza"

Secondo la tradizione, la Casa Santa di Loreto fu trasportata sulla grande collina per "ministero angelico" nel 1294. La costruzione dell'attuale Santuario della Madonna Nera di Loreto iniziò nella seconda metà del XV secolo, ma tre o quattromila anni prima quel luogo era dedicato alla Dea Madre. Il velo del tempo e la mano degli uomini hanno cancellato tutto ma hanno risparmiato, come spesso capita, il nome del luogo (abbiamo visto come una delle prime azioni del saggio Giacobbe, dopo il terribile sogno, sia proprio quella di cambiare nome al posto).



Alcuni rosoni della Basilica di Loreto

Il decantato boschetto di lauri che tutte le guide menzionano per giustificare la toponomastica della zona non c'entra nulla... LORETO - Ala Ea Reta - l’Alata Dea Madre dei Reti. Ironia del destino... oggi la Virgo Lauretana è una Madonna arrivata in volo dai Balcani ed è la patrona degli aviatori! Ma Ea era un'altra Madonna; era la Dea Madre (quando la procreazione era ancora un evento inspiegabile, magico, religioso) il cui simbolo di fecondità era la melagrana, la Dea col ventre pregno, i fianchi enormi e i seni gonfi di latte : gli archeologi le chiamano Veneri! Quando quelle statuette furono modellate mancavano millenni a che Venere nascesse dalle spume dell'Egeo.



La "Deposizione" nella Sagrestia a Loreto: tutti i personaggi, tranne uno, guardano in direzione opposta a quella del Signore deposto.

Un altro esempio è la grotta di Monte Sant'Angelo sul Gargano, su cui si erge il Santuario oggi dedicato a S. Michele. Una lastra marmorea, affiancata a quella che riporta il fatidico versetto, avverte: "Non è necessario che voi dedichiate questa Basilica che ho edificato, poiché io stesso che ne ho posto le fondamenta, l'ho anche consacrata".



S. Michele Arcangelo al Gargano il particolare delle due iscrizioni

Tutto il complesso grava, in effetti, sugli ipogei dove era venerato Giove Ammone (esempio di sincretismo Egizio-Romano): il culto di Amon, da Tebe, si diffuse in tutto l'Egitto e poi, con diverse varianti, in vaste aree del bacino mediterraneo. Inizialmente era un dio celeste, legato all'aria, poi acquisì caratteri prevalentemente solari. Anche lui comunque, in quella grotta garganica, aveva a sua volta tentato di "seppellire" il sottostante altare dedicato al dio Mitra.



L'Abbazia di Santo Spirito Majella a Roccamorice (PE)

Consideriamo infine il Santuario di S. Spirito a Majella vicino a Roccamorice. Il luogo è davvero molto bello e fortemente suggestivo: vi si praticava anticamente il Culto Lunare e altri riti "plutonici". In seguito fu l'eremo di Celestino V e ancora oggi vi si venera la Maddalena.



Due immagini di Celestino V, Pietro Angeleri da Morrone, Pontefice nel 1294, il Papa del "gran rifiuto".

Sull'architrave del portale c'è scritto solo : PORTA CELI (con tanto di puntino sulla "i" ) che riprende la parte finale del citato versetto. Ripeto : PORTA CELI. Ora, in latino, "del cielo" declina "caeli" o "coeli" ma non "celi". Sempre in latino il verbo celare, nascondere, in nessuna persona di nessun tempo verbale coniuga in "celi". Lo spazio non mancava. L'assetto dell'attuale complesso risale, in varie riprese, dal XIII al XVI secolo; l'ipotesi che la scritta sia in volgare è peregrina, considerando che anche in italiano "porta celi" non significa molto.

L'ultima, inutile domanda prima di chiudere quest'ultimo, inutile capitolo: secondo voi non è lecito teorizzare qualcosa di più "interessante" che non l'ipotesi di uno scalpellino ignorante o ubriaco?



Due particolari dell'Abbazia di Roccamorice.

A proposito... e a Roma? Dove la troviamo quella frase? Beh, ad esempio la si può osservare su una delle colonne della navata centrale nella Basilica dei SS. Ambrogio e Carlo al Corso, la Chiesa dei Lombardi, il cui soffitto è decorato da una drammatica “Caduta degli Angeli”. Oltre al continuo scrosciare di un rivo sotterraneo, cosa si celi nelle fondamenta di quell'edificio non posso dire, per il semplice motivo che non lo so. Ma so che quella chiesa dista neanche un centinaio di metri da S. Lorenzo in Lucina, di cui si è parlato nel primo di questi sette capitoli. E così il cerchio si chiude. Abbiamo permesso al nostro caro serpente Ouroborus di addentarsi finalmente la coda.



Il versetto della Genesi riprodotto nella Chiesa di S. Carlo al Corso

Giunto infine al termine di questa "passeggiata", desidero ringraziare tutti coloro i quali mi hanno seguito fin qui. A questi lettori, così pazienti, vorrei dedicare la quarantottesima poesia che Palazzeschi inserì nella sua raccolta "Via delle Cento Stelle".

Il suo titolo è La vita è scoperta:



Quando uno nasconde qualche cosa
fa nascere in un altro
irresistibile
il desiderio di scoprirla
stante che l'esistenza umana
si alimenta
essenzialmente di scoperta.
E chi tutto nasconde
serve come nessuno il gaudio della vita
cento volte maggiore
di colui che tutto mostra.

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