Giovedì, 23 Maggio 2019    
Rome-le-Chateâu



5. Una ave sull'Aventino

In un momento qualsiasi provate a chiedere ad un conoscente se ha mai visto da qualche parte, incisa o stampata, una "N" capovolta. Posso assicurarvi che ne troverete tanti che ricordano d'averla vista, ma saranno pochi quelli che ricordano dove l'hanno vista.

E' un meccanismo subliminale straordinario, quello che ci fa accettare un errore come qualcosa di naturale. Forse perché tutti noi, da piccoli, alle prime armi con quella foresta di linee che è l'alfabeto, abbiamo almeno una volta tracciato quella "N" inversa. Qualcuno addirittura vi dirà che, tutto sommato, la "N" può anche essere scritta "", non c'è niente di male.

Sulla tomba di Sauniere, nel piccolo cimitero di Rennes, si erge una croce. L'INRI di quella croce ha la N capovolta.



La croce sulla tomba di Sauniére

L'altro giorno passavo nei dintorni di Via Merulana, vicino S. Maria Maggiore, e l'ho vista! Era incisa in una lastra marmorea sulla facciata della Chiesa dedicata a S. Antonio Abate (l'Egiziano) all'Esquilino, una Chiesa Cattolica Russa le cui funzioni vengono officiate in rito slavo-bizantino e in "lingua viva". Chiaramente la scritta era in russo.



A sinistra, la "benedizione dei cavalli", il 17 gennaio, davanti a S. Antonio.
A destra, l'obelisco Esquilino.

Ho riflettuto a lungo... sono giunto alla conclusione che San Cirillo (le venerate spoglie del quale riposano a S. Clemente, cinque o sei metri sopra il famoso Mitreo, a due passi dal Colosseo) si è dimostrato prodigo con il popolo slavo, nel distribuire N capovolte. Nell’uso dell’austero ed immortale alfabeto latino se ne trovano molte di meno. Io ho osservato decine di lapidi d'epoca romana: su quei marmi non l'ho mai vista. Voi saprete... uno degli elementi per attribuire un valore alle cose è la loro rarità.



Il Crocifisso che parla a S. Tommaso d’Aquino e due particolari dell’immagine.

Ma, per un attimo, parliamo d’altro.

I Tempieri avevano diversi possedimenti nella provincia romana: una magione alla Cecchignola (in quella che adesso è la "città militare"), un paio di tenute nei dintorni dei Colli albani, una commenda a Marina di S. Lorenzo sul litorale nord. La Casa Madre era a Roma, sull'Aventino. La "ereditarono" alla fine del 1100 dai Cluniacensi e passò ai Gerosolimitani dopo lo scioglimento dell'Ordine Templare.



Un acquarello dell'Aventino e di S.M. del Priorato dipinto da Poussin nel 1642

Intorno al 1760 l'intero complesso abbisognava di profonde ristrutturazioni. Gli Ospitalieri, divenuti ormai Ordine di Malta, affidano l'opera al Piranesi.

Giovan Battista Piranesi era veneziano, ma dall'adolescenza in poi visse a Roma. Era un vedutista, ma la sua arte fu l'incisione e non la pittura. Era un architetto, ma progettò solo una chiesa, piccola e stupenda: Santa Maria del Priorato all'Aventino. E, a guardarla bene, anche quella facciata sembra più incisa, che scolpita.



A sinistra, S.Maria del Priorato all'Aventino.
A destra, i fregi simbolici e misterici della facciata.

Per circa cinque anni l'architetto lavora per i Maltesi, ma opera pensando ai Templari. Sullo sperone dell'Aventino che si affaccia fra due anse del Tevere, alto come un fortilizio, ristruttura l'intero complesso come se fosse una nave pronta a salpare per la Terra Santa.



A sinistra, la serratura del portone del Priorato.
A destra, le otto "lingue" dei Maltesi: Castiglia, Alemagna, Inghilterra, Aragona, Italia, Francia, Alvernia, Provenza.

Raccolta e silenziosa, l'impareggiabile piazzetta sulla quale si apre il portone con il "buco più bello di Roma", è probabilmente il vestibolo di villa più straordinario che sia mai stato immaginato.



Foto aerea di Villa del Priorato

Quella piazzetta è il cassero di poppa, opposto ai flutti del Tevere. Le panoplie, gli stemmi, le stele sono i vessilli dell'Ordine. Camminando silenziosamente il Cavaliere attraversa il ponte di coperta, il lungo viale con l'alberatura tagliata a galleria che incornicia la cupola vaticana, e si ritrova fra il sartiame e le corde del giardino all'italiana, con il suo dedalo di labirinti verdi. Dal belvedere del parco, la coffa, ammira i templi, gli archi e le vestigia della città eterna e, più in basso, il porto fluviale di S. Michele a Ripa, al cui molo la nave è ormeggiata. Il ponte di comando, il luogo da dove si governa l'imbarcazione, è proprio quella chiesa, Santa Maria del Priorato, bianca e perfetta.



A sinistra, il pozzo templare.
A destra, un particolare del fregio settecentesco.

Dell'antica casa Templare rimane oggi solo il pozzo, dalle linee semplici e austere, il cui bordo è ancora istoriato da una lunga teoria di lettere levigate dal tempo.



A sinistra, una incisione di Cornelius Nettesheim.
A destra, il motto di Paracelso "Chi suo può esser d'altri non sia"

Ma torniamo alla nostra lettera capovolta, o meglio speculare. La “N inversa” è uno di quei particolari non semplici da chiarire.... è un simbolo strano: al distratto passa inosservato ; l’ignorante che si crede dotto l’attribuisce ad un errore dell’incisore o del lapicida ; il ricercatore la localizza immediatamente e con facilità. E’ difficile credere che nei quadri e nelle incisioni sia frutto di un’errore dell’artista. E, sulla carta stampata, abbiamo bisogno di un punzone specifico perché, capovolgendo una normale lettera N, otteniamo un’altra normale lettera N.

Questa ”inversione” quindi, qualora fosse intenzionale, non dovrebbe dare l’idea del simbolo “capovolto”, ma di quello “complementare”.



A sinistra, una figura tratta da Artificiosae Memoriae di Johannes Paepp.
A destra, un'iscrizione nella parrocchiale di Salve

In verità, su questa lettera ne ho lette e sentite davvero di tutti i colori...



Cartigli dell’INRI con la N speculare

La posizione centrale della N negli alfabeti le farebbe meritare la simbologia di "Centro del Mondo" o "Cuore Alchemico", emblematicamente evidenziata dal rovesciamento della stessa. Ho letto che potrebbe trattarsi del segno di riconoscimento distintivo di un'antica e particolare confraternita.



Il pulpito della Cattedrale di Caserta Vecchia ( XII sec.) deturpato da un atto vandalico.

Alcuni autori francofoni affermano che la "N inversée" (nella "langue des oiseaux", quel linguaggio degli uccelli che Salomone conosceva benissimo e Sigurd magicamente apprende dopo aver involontariamente bevuto una goccia del sangue di Fafnir, il Drago) si legge come "l'inverse de Haine" (l'opposto dell'odio: l'Amore) e questo giustificherebbe a pieno titolo il suo inserimento nell'INRI di alcuni crocefissi. Per altri, proprio quando inserita Titulus Crucis, starebbe a significare la negazione della resurrezione o della stessa crocifissione del Cristo. Un’altra corrente la vorrebbe come chiave per sciogliere l’acrostico I.N.R.I., nella frase massonica dal sapore alchemico: “Igne Natura Renovatur Integra – La natura originale è ripristinata dal fuoco”.



Il crocefisso eburneo custodito nella terza sala del tesoro di S. Pietro. Il modellato risalirebbe alla fine del XVII sec.

Un alchimista mi ha suggerito che, essendo la N il simbolo dell’Azoto (dal greco "A-zoe" = senza vita), la N inversa si dovrebbe leggere come "A-mor" (senza morte). Altri alchimisti le attribuiscono il valore di "Punto d’equilibrio" o "Stato Zero": è così che, nella chimica moderna, essa è utilizzata per indicare il "ph-neutro", l'assenza di Acidi ed Alcali nelle Soluzioni, che corrisponde all’acqua distillata.

Qualcuno teorizza che, laddove la si incontri, si debba applicare la "Chiave di Davide", il codice criptografico che prevede il "taglio della testa" di alcune parole (questo, chiaramente, solo se la troviamo in frasi più o meno complesse). Altri ipotizzano la presenza di una "camera segreta" nei dintorni del luogo dove essa appare.

E ancora, per alcune analogie estrapolate dai vangeli, colui che la espone nelle lettere del proprio nome o nelle sue opere manifesterebbe il suo stato di "ritorno" alla luce dopo il passaggio in luoghi oscuri... l'illuminazione, la rivelazione, la realizzazione. Infine, quando appare su una tomba starebbe ad indicare che il defunto raggiunse, in vita, questa Grazia Divina e superò quindi la sua condizione di mortale vincendo, se non quella fisica, la Morte Spirituale. La finisco qui ma ci sarebbe altro e altro ancora.



A sinistra, la lapide tombale del teologo danese Knudsen, nel cimitero acattolico del Testaccio.
A destra, la croce templare dell’'obelisco di Lesina.

E’ umano che dopo una così doviziosa messe di ipotesi, io non me la senta di formularne altre… posso solo supporre che si tratti di un “indicatore”, a volte squisitamente geometrico (in quadri e lapidi), altre volte anche topografico: un “messaggio” lasciato per indicare a qualcuno che lì (o lì intorno) c’è qualcosa da osservare bene, da capire, da scoprire: talvolta seguendo le linee e gli angoli della lettera, altre volte cercando di porre la massima attenzione ai particolari.



Una cappella privata dedicata alla Maddalena

Si guardi l'esempio nella foto: è il lato nord di una cappella privata dedicata alla Maddalena. All’interno della chiesetta troviamo una scultura della Santa, un cartiglio con la frase “terribilis est locus iste”, una Madonna su un crescente di luna ed altri elementi. Con tutti questi segnali, è chiaro che diventiamo “guardinghi” e osserviamo accuratamente quel che c’è intorno.

La nostra attenzione si sofferma poi sugli stucchi di questa parete. Tutti gli oggetti presenti nell’insieme fanno parte dell’episodio della Passione di Cristo. Forse ne manca qualcuno... il gallo e la spugna, ma per il resto ci sono tutti: il martello e i chiodi, la lancia di Longino, la corona di spine, il “flagellum” , il lino della Veronica, la “colonna infame” incatenato alla quale Gesù venne fustigato, la tenaglia, i legni del martirio, la tunica, la scala, la Croce e infine l’INRI.



Un particolare dell'INRI e del "guanto sulla colonna"

L’INRI però ha la N capovolta che ci dice: Attenzione, c'è una "stecca"... L’intera parete doveva dare l’impressione di un pio ed ortodosso quadro sulla Passione del Cristo. Solo pochi vi avrebbero letto una “Passione con messaggio”! Che messaggio? Guanto su colonna!

Una sciarada linguistica? Un rebus figurato? Un'arcana simbologia? No... molto più semplicemente: colonna girevole, tortile o cava che può essere azionata e che cela un nascondiglio!

E che cosa nasconde questo nascondiglio? Ori e preziosi? Una Sacra Reliquia? Un Libro di Conoscenza? Un manoscritto di Baron Corvo indirizzato a Corto Maltese? ...non lo sapremo mai. La nicchia è ancora lì, ma ormai è svuotata di qualsiasi contenuto.

Ma è poi così importante trovare un "oggetto"?

In più di una circostanza mi è capitato di pensare che in fondo il vero gioco non è il tesoro, ma la caccia al tesoro.

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