il testo di difesa (1910)
Il testo compilato da Saunière in sua difesa si apre con l’elenco dei lavori effettuati in venticinque anni: la ristrutturazione della chiesa, la costruzione del giardino, il restauro del cimitero e del presbiterio, la costruzione della villa e della Tour.
Il sacerdote conferma l’intenzione di donare al vescovo tutti i possedimenti per farne una casa di riposo:
Avevo l’intenzione di donare il tutto a Monsignore come ebbi l’onore di dirgli, già qualche anno fa, a viva voce a Carcassonne e come gli ho confermato ancora di recente per iscritto.
La spesa complessiva per i lavori citati viene indicata con poca precisione:
Tutti questi lavori, acquisti e decorazioni sono costati all’incirca una somma tra i 100 e i 150 mila franchi non interamente pagati e che non comprendono l’importo dei lavori svolti personalmente, gli scavi, le operazioni, il trasporto di materiale, ecc. ecc. Oggi che è tutto completato, a causa di qualche lettera anonima, a causa di resoconti più o meno fondati, opera di qualche laico ma soprattutto di confratelli invidiosi e gelosi – perché il nemico del prete è il prete, Monsignore vuole assolutamente conoscere la provenienza, l’origine di tutto questo denaro utilizzato per le costruzioni. Intende a tutti i costi conoscere i nomi delle persone che me li hanno donati, le somme che mi hanno affidato e l’intenzione che queste persone avevano nell’affidarmi queste somme.
La richiesta del Vescovo è quella di poter analizzare i quaderni in cui Saunière ha registrato tutte le donazioni ricevute. Il sacerdote nega esplicitamente di possederlo:
Questo libro che reclama non esiste, non mi resta che qualche ricevuta insignificante, e anche supponendo che un libro del genere esistesse, non mi sentirei minimamente obbligato in coscienza a consegnarglielo.
La ragione è quella già espressa nel memoriale: molte donazioni sono state anonime e chi le ha effettuate non vuole che il suo nome venga divulgato.
In realtà molti quaderni delle messe di Saunière sono giunti fino a noi, dimostrando che li possedeva ma voleva tenerli nascosti al vescovo1.
Anche in questo testo Saunière elenca i sacerdoti cui ha affidato le messe vendute in eccesso:
Il mio povero fratello deceduto da 5 anni, don Cassignac vecchio parroco di Bézu, don Gabelle, vecchio curato d’Arques, Calvel ora in pensione a Limoux, Raynaud vecchio parroco di Fa, don Tisseyre, vecchio parroco di Serres, un prete di Tarn e due sacerdoti espulsi di cui ho dimenticato il nome, e il padre Ferrafiat lazarista di N.D. de Marceille.
Stranamente l’elenco è diverso da quello fornito nel memoriale: don Cassignac, là "vecchio parroco di Bécède", diventa "vecchio parroco di Bézu", compaiono don Calvel e un prete di Tarn (di cui non ricorda il nome); i tre religiosi esiliati diventano due, e in questa occasione Saunière non ne fornisce il nome, che invece dice di aver dimenticato.
Il Vescovo doveva essersi accorto del fatto che tutti i sacerdoti citati fossero defunti; Saunière scrive:
All’autorità ecclesiastica non basta che io fornisca i nomi dei preti deceduti ai quali ho affidato le mie messe. Vorrebbe avere i nomi di preti vivi e non morti. Per verificare quanto dico, cui mostrano di non credere, mi chiede le ricevute delle donazioni di queste messe.
Il sacerdote afferma, in chiusura, di non aver mai fatto commercio illecito di messe né di aver mai alzato i prezzi delle stesse per tenere per sé la differenza ("come altri preti hanno fatto"):
La sola cosa che mi si può rimproverare è il fatto di aver tenuto per me le messe pagate 2 franchi o cifre più elevate ed aver affidato agli altri quelle pagate di meno.2
1. Attualmente sono in mano ai coniugi Antoine Captier e Claire Corbu, eredi di Noel Corbu.
2. L’intero testo di difesa qui citato è riprodotto in Claire Corbu, Antoine Captier, L’héritage de l’Abbé Saunière, Bélisane, Nizza 1995, pp. 201-206.
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