RIVISTA

NUMERO 4 • settembre 2006

Mariano Tomatis Antoniono

Editoriale

I segreti di un trattato di linguistica

Mariano Tomatis Antoniono

Ipotesi sulla sigla LIXLIXL

Un probabile riferimento al libro di Henri Boudet sulla lapide De Nègre

La più nota riproduzione della lastra tombale di Marie De Nègre riporta, in basso a destra, la sigla LIXLIXL. Gli studiosi sono concordi nel ritenerla un elemento apocrifo, introdotto da Pierre Plantard, ma molte ipotesi sono state avanzate a proposito del suo significato. La più verosimile è quella suggerita da Franck Marie, che vi ritrova un riferimento a p.268 del libro di Henri Boudet La Vraie Langue Celtique. Qui Boudet elenca le temperature di tre sorgenti intorno a Rennes-les-Bains: Bain-Fort (51°C), la Reine (41°C) e Bain-Doux (40°C). I tre numeri, espressi in notazione romana ed accostati, producono la sigla su citata. Secondo lo scenario fantastico di Plantard, Henri Boudet avrebbe utilizzato la lapide e il suo libro per nascondere i valori di tre angoli che farebbero riferimento a direzioni su una mappa geografica.

Domenico Migliaccio

Presentazione de La Vraie Langue Celtique italiana

Tra durre e dire c'è di mezzo la dizione

Pensato come testo storico dedicato alle ricerche archeologiche nella zona di Rennes-les-Bains, La Vraie Langue Celtique divenne un vero e proprio trattato di linguistica quando l’autore don Henri Boudet si accorse che la toponomastica locale accostata alla lingua inglese produceva un effetto di senso (la cima Illète diventava ad esempio hill-head, la vetta della collina): lo stesso gioco sembrò applicarsi con successo ai nomi delle antiche tribù celtiche, ai loro insediamenti e perfino a molti nomi biblici. Ne dedusse che l’idioma celtico, molto simile all’inglese moderno, era l’Autentica Lingua Madre e avrebbe consentito di rileggere l’intera Storia a partire dai nomi dei suoi personaggi e luoghi. La traduzione italiana del trattato ha cercato di rispettare il primo livello di lettura e, in qualche modo, anche un ipotetico secondo.

Alessandro Lorenzoni

Quando il serpente parlava italiano

Lettura critica di La Vraie Langue Celtique di Henri Boudet

Secondo alcuni scritti di Gérard De Sède e Pierre Plantard il trattato di linguistica di Henri Boudet La Vraie Langue Celtique sarebbe un testo a chiave che nasconderebbe alcuni indizi per ritrovare il tesoro di Rennes-le-Château. Molti studiosi improvvisati hanno accettato acriticamente le ipotesi di De Sède e Plantard cercando, tra le pagine del trattato, ogni possibile indizio che indichi l’esistenza di un tesoro. Il risultato è stata la moltiplicazione di studi che, rifiutando il primo livello di lettura del libro ed affermando che lo stesso è totalmente insensato, hanno cercato di dimostrare l’esistenza di un secondo livello esoterico di lettura. In realtà il testo di Boudet non è affatto un unicum e si inserisce in una precisa (e certamente bizzarra) tradizione culturale secondo cui il celtico sarebbe la madre di tutte le lingue.

Mariano Tomatis Antoniono

L'introduzione di Plantard a La Vraie Langue Celtique

Nota in margine al più esplicito documento sulle intenzioni dell'esoterista

L’edizione Belfond (1978) di La Vraie Langue Celtique si apre con una prefazione di Pierre Plantard. Il testo dell’esoterista francese è molto prezioso perché presenta in termini espliciti lo scenario da lui ipotizzato prima degli “inquinamenti inglesi” di Baigent, Leigh e Lincoln: il libro di Boudet sarebbe un testo a chiave che consentirebbe di identificare un cerchio di 12 forzieri il cui centro è Rennes-les-Bains; ogni forziere sarebbe simbolicamente collegato ad un segno zodiacale. La prefazione si conclude con una ricca bibliografia che consente di ricostruire con precisione il panorama documentale cui ha attinto l’esoterista nel processo di elaborazione della mitologia del Priorato di Sion: spicca, tra i testi consigliati, il romanzo di Maurice Leblanc La Comtesse de Cagliostro, ritenuto da Plantard un elemento alla base dei suoi studi.

Mariano Tomatis Antoniono, Roberto Gramolini

Introduzione alla traduzione italiana del controverso dattiloscritto

Anonimo

Ricerche dell'ingegnere capo Cros

Domenico Migliaccio

LAPUNARGOLANDEUASO

L'écriture D.M.

Mariano Tomatis Antoniono

L'uso della lingua punica in poesia

Un esempio italiano: don Leandro Cima (1918-1999)

Marie Christine Lignon

Enquetes sur Rennes-le-Château 4

 

Questa rivista si ispira alle parole di Louis Pauwels e Jacques Bergier: "È per difetto di fantasia che letterati e artisti cercano il fantastico fuori della realtà, delle nuvole. Non ne ricavano che un sottoprodotto. Il fantastico, come le altre materie preziose, deve essere estratto dalle viscere della terra, dal reale. E la fantasia autentica è ben altra cosa che una fuga verso l'irreale".

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