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IL NUOVO ALTARE E IL BASSORILIEVO DELLA MADDALENA (1887)
Tra i documenti trovati da Saunière negli archivi parrocchiali c'erano probabilmente le relazioni vescovili delle due visite del 1856 e del 1876.
Se già nella prima occasione monsignor de la Bouillerie aveva scritto
l'altare e il tabernacolo hanno bisogno di essere restaurati (1)
vent'anni più tardi la situazione non era cambiata: monsignor Leuillieux aveva specificato che era
assolutamente indispensabile dotare la chiesa di […] un altare maggiore in pietra dura ed un adeguato tabernacolo (2).
Per rimuovere il vecchio altare è necessario staccarlo dal muro che separa la navata dall'abside; una volta rimossa la pietra, devono essere tolti i due pilastri che la reggevano e il muro abbattuto.
Planimetria della chiesa prima e dopo i lavori del 1887
Abbiamo testimonianza di questa disposizione in una relazione del 1909 di Antoine Fagès, che - consultatosi con Saunière - ne riporta il racconto:
Secondo don Saunières (sic), l'altare maggiore era composto da una grande lastra attaccata su un lato del muro e sostenuta davanti da due pilastri, uno grezzo, e quello già citato, che sembrerebbe della stessa epoca della pietra tombale (3).
Dimostrando una spiccata propensione a riciclare il materiale edile - che ritroveremo più volte in altri lavori - Saunière riutilizzerà il pilastro decorato, quattro anni più tardi, all'esterno della chiesa.
Nulla di certo si sa del secondo pilastro, quello non decorato: secondo alcuni sarebbe custodito nel Museo di Carcassonne, secondo altri si troverebbe a Millau (4).
Grazie alla donazione di una signora di Coursan, Marie Cavailhé, il parroco può finalmente venire incontro alle richieste vescovili ordinando un "altare romanico in terracotta con tabernacolo" presso lo stabilimento di F. D. Monna a Toulouse. La ricevuta Fatt. 7 , datata 27 luglio 1887, indica una spesa di 700 franchi, sostenuta dalla signora Cavailhé (5).
La ricevuta del pagamento per l'altare
Il nuovo altare è ornato da un bassorilievo su cui compare Maria Maddalena, la santa cui è dedicata la chiesa, inginocchiata in una grotta di fronte ad una croce di legno, con le mani incrociate; si tratta di una raffigurazione della Sainte Baume, la grotta in cui - secondo la leggenda - Maria Maddalena si sarebbe ritirata come eremita per trent'anni dopo aver evangelizzato la regione di Marsiglia.
Il bassorilievo ai piedi dell'altare a confronto con una immaginetta religiosa
Ai suoi piedi compare un teschio, tipico attributo iconografico della santa insieme ad un libro che qui si trova aperto di fronte a lei.
A sinistra il bassorilievo di Rennes. A destra, un quadro di Giuseppe Tominz, "Santa Maria Maddalena Penitente" (1812 ca.), che mostra - in una grotta, teschio, libro aperto e croce.
Si pensa che la decorazione sia coeva all'installazione dell'altare, ma manca l'evidenza documentale, non comparendo su alcuna fattura il costo della sua realizzazione da parte (secondo Pierre Jarnac) di un anonimo artista di Carcassonne (6). Una rappresentazione identica, ma capovolta come in uno specchio, si trova su una vetrata della chiesa di Puichéric, paesino ad una ventina di chilometri ad est di Carcassonne.
Alla base del bassorilievo della chiesa di Rennes, su un pannello di legno compariva l'iscrizione:
Gesù, medicina delle ferite, sola speranza dei penitenti lava i nostri peccati con le lacrime di Maddalena
Il pannello, scomparso intorno al 1976 per un atto vandalico (7), mostrava molto chiaramente la presenza di una seconda iscrizione sotto lo strato di vernice di sfondo. Il fatto è dovuto al lavoro dell'operaio che la applicò sotto l'altare: per adattarlo alle dimensioni del supporto, dovette segare via le estremità del pannello, ma la fretta di concludere il lavoro fece sì che i bordi risultarono tutti irregolari. Saunière, allora, gli ordinò di rifilare tutto il pannello per ottenere dei bordi intatti, di cancellare la vecchia scritta e sostituirla con la stessa frase a caratteri più piccoli.
Quelle che si intravvedevano erano, dunque, le stesse parole scritte più grandi (8).
Si può ancora notare un particolare bizzarro: le parole Jésu medèla vulnérum sono accentate, nonostante le parole latine non comportino l'uso di accenti; anche sulle due I di pœnitentium compare un puntino che lo stampatello non richiederebbe. Non è da escludere che queste modifiche siano aggiunte recenti.
Secondo alcune voci, riportate da Pierre Jarnac, Saunière avrebbe leggermente ritoccato il dipinto in alcuni punti; il pittore se ne sarebbe accorto e il curato gli avrebbe risposto: "Era meglio così…" (9).
1."Visite pastorale faite par Monseigneur De La Bouillerie dans la Paroisse de Rennes", 1856 (ora in Patrick Mensior, "Quelques prêtres méconnus de l'histoire de Rennes-le-Château", Parle-moi de Rennes-le-Château, marzo 2004, pp.24-32)
2."Procès-Verbal de la Visite [pastorale faite par Monseigneur Leuillieux dans la Paroisse Rennes-le-Château]", 1876 (ora in Patrick Mensior, Parle-moi de Rennes-le-Château, 1 (marzo 2004), pp.72-73)
3.Antoine Fagès, "De Campagne-les-Bains à Rennes-le-Château", Bulletin de la Société d'Etudes Scientifique de l'Aude, Vol.20 (1909), pp.128-133
4.Patrick Mensior, L'Extraordinaire Secret des Prètres de Rennes-le-Château, Les 3 Spirales, 2003, p.28
5.Secondo Claire Corbu, Antoine Captier, L'héritage de l'Abbé Saunière, Nice: Bélisane, 1995, p.74 la donazione sarebbe stata fatta dalla signora a seguito di un voto formulato durante una grave malattia che la colpì quando abitava a Rennes.
6.Pierre Jarnac, Histoire du Trésor de Rennes-le-Château, Nice: Bélisane, 1985, p.168
7.André B. Perrussot, "A propos d'une inscription latine…", Cahiers, X, p.22
8.Pierre Jarnac, Histoire du Trésor de Rennes-le-Château, Nice: Bélisane, 1985, pp.169-170
9.Pierre Jarnac, Histoire du Trésor de Rennes-le-Château, Nice: Bélisane, 1985, p.168
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